massimo lello a teatro 26- 29 gennaio

da / giovedì, 29 dicembre 2016 / Pubblicato in Blog

dal 26 al 29 gennaio Teatro Keiros

 

RAUCEDINI E FIORI IN BOCCA

regia Massimo Lello

con Massimo Lello e Guglielmo Lello

 

Questo spettacolo nasce dall’unione di due testi a me molto cari. Il manifesto sul teatro di parola di un grande critico teatrale del Novecento (Roberto De Monticelli) e un atto unico di uno dei nostri drammaturghi più interessanti e prolifici (Giuseppe Manfridi). Il monologo centrale dello spettacolo venne pubblicato da Roberto De Monticelli col titolo “Signori credetemi: il Teatro deve essere rauco” sulle pagine del Corriere della Sera nel maggio del 1981 sotto forma di conferenza immaginaria (“…ho assistito in sogno a questa conferenza…”).

E’ un testo molto utile non soltanto per comprendere un’epoca teatrale intensa e colma di cambiamenti ma anche per riportare all’attenzione del pubblico l’impegno intellettuale di una figura importantissima del Novecento. Lo spettacolo è rivolto, oltre che al pubblico appassionato della materia, anche a quei giovani che per motivi di studio sentano il bisogno di arricchire la loro cultura affacciandosi a un mondo ricco di riferimenti alla nostra tradizione teatrale.

L’incrinatura vocale ovviamente è metaforica; rappresenta la contaminazione della finzione scenica che, grazie a una sorta di moto spontaneo di registi e attori verificatosi grossomodo nella seconda metà del diciannovesimo secolo, cominciò a rappresentare sentimenti e ragioni finalmente più popolari. L’autore stesso prese a sedersi metaforicamente in proscenio a far da tramite tra due entità fino ad allora inevitabilmente disconnesse: la platea e il palcoscenico.

Anche il Professor Icsipsilon, protagonista dello spettacolo, è un personaggio metaforico. Nella mia regia rappresenta l’Antico Teatro imprigionato tra le mura delle sue stesse idee (un camerino, uno studio) e assistito dal giovane Servo di scena (il Teatro Moderno).

Mi sembra utile riportare uno stralcio della recensione di Ugo Volli in occasione delle repliche di Giovampietro al Piccolo Teatro di Milano (1990): “Fare il critico per De Monticelli non significò semplicemente scrivere un diario teatrale ma soprattutto difendere dei valori che gli apparivano, durante il corso degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta, profondamente minacciati: la Parola innanzitutto, pensata così con la maiuscola; poi la Ragione, ad essa inscindibilmente connessa; di conseguenza la competenza tecnica degli attori, il ruolo degli autori nel teatro contemporaneo, il ruolo stesso della critica e così via”. Trovo affascinante che il cambio epocale evocato dal mio personaggio e quello sofferto da De Monticelli siano tanto simili, ma trovo ancora più interessante riproporre tutto ciò in un momento storico di evidente involuzione che, a mio parere, ci sta portando all’ennesima mutazione socioculturale della quale ancora ignoriamo le conseguenze. Il teatro di parola di De Monticelli ha richiamato automaticamente a sé (al pubblico scoprire come) un atto unico di Giuseppe Manfridi dal titolo L’uomo che incontrò l’uomo dal fiore in bocca, curiosa prosecuzione del pirandelliano L’uomo dal fiore in bocca.

 

Massimo Lello

 

 

 

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